Dalle camere universitarie tedesche alle eredità comuniste ceche: il Vecchio Continente nasconde una cultura della cola sorprendentemente ricca, capace di reggere il confronto con i colossi americani.
Quando pensiamo alla cola, la mente corre subito a Coca-Cola o Pepsi. Eppure l’Europa pullula di alternative locali che meritano tutta la nostra attenzione. Non si tratta solo di bevande: dietro ogni bottiglia si cela una storia di ingegno, identità culturale e, in certi casi, di aperta resistenza all’egemonia dei grandi marchi americani. Ecco un viaggio tra le cole europee più interessanti che dovresti assolutamente conoscere.
Fritz-Kola: la ribelle nata in una stanza universitaria di Amburgo
Era il 2002 quando due studenti amburghesi, Lorenz Hampl e Mirco Wolf Wiegert, decisero di sfidare le multinazionali con pochissimi euro in tasca e una convinzione granitica: si poteva fare una cola migliore. Partendo dalla loro stanza in affitto, diedero vita a quella che oggi è diventata una delle bevande più riconoscibili della scena alternativa europea.
Fritz-Kola ha conquistato il secondo posto nella classifica delle cole più vendute in Germania nel 2019, superata solo da Coca-Cola. Il segreto? Una formula con meno zucchero, una concentrazione di caffeina spinta al massimo consentito dalla legge tedesca (25 mg per 100 ml) e una nota di limone che regala un carattere tutto suo.
Il logo in bianco e nero con i volti dei fondatori — nato originariamente come escamotage per evitare costi di licenza grafica — è diventato un’icona dell’imprenditoria indipendente. La scelta di distribuire il prodotto esclusivamente in bottiglie di vetro riutilizzabili riflette una filosofia orientata alla sostenibilità. Oggi Fritz-Kola è distribuita in diversi paesi europei e continua a crescere.
Kofola: la cola nata dalla Guerra Fredda
Se Fritz-Kola è figlia del capitalismo creativo, Kofola ha origini ben più particolari: nasce nel 1959 su commissione dell’Istituto cecoslovacco di ricerca sulle piante medicinali, con il preciso obiettivo di creare un’alternativa alle costose cole occidentali che circolavano dietro la Cortina di Ferro.
Fu il chimico Zdeněk Blažek a mettere a punto la ricetta, combinando quattordici estratti di erbe e frutti con caffeina. La bevanda, inizialmente chiamata “Kofo”, venne lanciata commercialmente nel 1960 a metà del prezzo delle cole importate. Uno dei tratti distintivi di Kofola è l’assenza di acido fosforico, che la rende meno frizzante rispetto ai competitor americani. Il sapore ricorda certi root beer con sfumature erbacee, sentori di liquirizia e una piacevole acidità agrumata.
Dopo una fase di appannamento seguita alla caduta del comunismo, Kofola ha vissuto una forte rinascita a partire dal 2000. Oggi controlla circa il 32% del mercato ceco delle bevande analcoliche ed è uno dei principali produttori dell’Europa centrale e orientale. Un cocktail popolare in Repubblica Ceca, il “Kofrum”, la abbina al rum locale e al succo di limone.
Irn-Bru: il simbolo arancione della Scozia
C’è un paese europeo in cui Coca-Cola non ha mai conquistato il primato delle vendite tra i soft drink: la Scozia. Merito di Irn-Bru, bevanda arancione brillante che da oltre un secolo è la bibita più amata dagli scozzesi.
La storia inizia nel 1901, quando la famiglia Barr lanciò la sua “Iron Brew”. La leggenda narra che la bevanda fosse nata per dissetare i lavoratori dell’acciaio di Glasgow, troppo spesso inclini a bere birra durante il turno. Nel 1946, però, la legge impose che i nomi dei prodotti rispecchiassero fedelmente il contenuto: siccome la bevanda non conteneva ferro in quantità significativa e non veniva “prodotta per fermentazione”, il nome fu trasformato nel più evocativo Irn-Bru.
La ricetta originale è uno dei segreti industriali più custoditi del mondo, nota a sole tre persone. Sappiamo che contiene 32 ingredienti aromatizzanti, tra cui caffeina e una piccola quantità di citrato di ferro ammonico, responsabile di quella caratteristica colorazione ruggine. In Scozia è soprannominata “l’altro drink nazionale” (accanto al whisky) ed è venerata come rimedio infallibile contro i postumi da sbornia. Il comico Billy Connolly ha persino dedicato una sorta di ode alla famiglia Barr per aver salvato tante domeniche mattina.
Fentimans Curiosity Cola: il gusto di un’altra epoca
Nel 1905, nella cittadina inglese di Hexham, Thomas Fentiman entrò in possesso di una ricetta insolita quando un debitore non riuscì a restituirgli un prestito e la lasciò come garanzia. Da quella storia nasce Fentimans, azienda che ancora oggi produce bibite con un metodo più simile alla birrificazione che alla produzione industriale di soft drink.
La Curiosity Cola di Fentimans viene realizzata attraverso il “botanical brewing”: erbe, radici e ingredienti naturali vengono infusi, miscelati e lasciati fermentare per sette giorni. Il risultato è una cola dalla struttura complessa, con note calde di cannella e zenzero e una sottile speziatura che evoca le antiche ricette delle bevande di un tempo. The Guardian l’ha definita in un’occasione “la migliore cola del mondo”. La bevanda è vegana, priva di glutine e non contiene coloranti o aromi artificiali.
Cockta: la rivoluzione slovena al gusto di rosa canina
Lanciata nel 1953 durante una competizione di salto con gli sci a Planica — uno dei primi eventi sportivi sponsorizzati in Slovenia — Cockta è molto più di una semplice bevanda per chi viene dalla ex Jugoslavia. È un simbolo di appartenenza e di nostalgia collettiva.
Ciò che rende Cockta unica nel panorama delle cole europee è l’utilizzo della rosa canina come ingrediente principale, abbinata a undici erbe diverse, limone e arancia. La ricetta originale non contiene né caffeina né acido fosforico, rendendola una scelta più delicata per i palati sensibili. Il successo fu immediato: nel primo anno di produzione si vendettero quattro milioni di bottiglie solo in Slovenia; dieci anni dopo, il numero era salito a 71 milioni. Sebbene il marchio sia oggi di proprietà croata — fatto che suscita qualche malinconia tra gli sloveni — Cockta resta un’icona culturale difficile da scalzare.
Altre cole europee da scoprire
Il panorama europeo delle bevande a base di cola è ancora più ricco di quanto si possa immaginare. Ecco alcune altre etichette che vale la pena cercare:
- Club Cola (Germania) – Un classico della Germania dell’Est sopravvissuto alla fine della DDR, ancora oggi molto amato nelle regioni orientali del paese.
- Cuba Cola (Svezia) – L’alternativa scandinava con un profilo aromatico tutto suo.
- Jolly Cola (Danimarca) – Nata dalla collaborazione tra birrifici danesi con l’obiettivo di contrastare l’avanzata di Coca-Cola nel mercato locale.
- Green Cola (Grecia) – Una versione moderna e più leggera, dolcificata con stevia al posto dello zucchero.
- Chinotto (Italia) – Non è propriamente una cola, ma questa bevanda agrodolce a base di chinotto, prodotta tra gli altri da San Pellegrino, rappresenta perfettamente la tradizione italiana delle bibite analcoliche artigianali.
Vale la pena scegliere le cole europee?
Optare per una cola europea significa innanzitutto sostenere imprese locali e tenere i propri soldi all’interno del continente. Ma c’è di più: molte di queste bevande offrono profili di sapore che i grandi marchi globali semplicemente non possono eguagliare, frutto di ricette storiche, ingredienti botanici e processi produttivi artigianali. Sono storie in bottiglia, e assaggiarle è un modo concreto di conoscere meglio la cultura dei paesi che le hanno generate. Come per qualsiasi bibita zuccherata, ovviamente, il consiglio resta quello di consumarle con moderazione.
